Comune di Gambarana

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Veduta di Gambarana

Via Marchese Alfonso Corti 2
Telefono e fax: 0384.89023
Posta elettronica: comune.gambarana@libero.it

EVENTI ANNUALI

  • Festa patronale (San Rocco): agosto

CENNI STORICI

La storia del territorio di Gambarana è stata sempre condizionata dalla vicinanza del Po, che un tempo scorreva più a sud, lasciando spazio per un grosso centro storicamente importante, Sparvara.
Anche l’attuale frazione Cambiò era un luogo notevole, come d’altra parte la stessa Gambarana. Infatti, tra i rami in cui si divisero i conti Palatini di Lomello, signori della Lomellina occidentale fino al XII secolo, due tra i principali portavano appunto i nomi di Sparvara e Gambarana. Nel 1311 i Conti Palatini erano rappresentati da Federico, Giuliano e Riccardo di Sparvara, e da Alberto, Ruffino, Giannone e Opicino di Gambarana. Nel 1164 tutta la Lomellina fu assoggettata alla città di Pavia; il relativo diploma di Federico I nomina sia Sparvara sia Gambarana. Sotto Pavia continuò la signoria degli conti palatini di Sparvara e di Gambarana sui rispettivi feudi che, salvo brevi interruzioni, continuerà fino al XVIII secolo (gli Sparvara si estinsero nel 1769, i Gambarana esistono tuttora). Già nel secolo precedente, se non prima, era però iniziata la decadenza di Sparvara, devastata dal Po; il suo nome non indicava che qualche sparsa cascina, e anche i conti di Sparvara ormai avevano stabilito la loro sede a Cambiò, che era sede del comune ancora detto di Sparvara e Cambiò.
Anche la località di San Martino La Mandria fu un Comune fino al XVIII secolo, appartenente al feudo di Gambarana. Nel 1806 fu aggregato a Suardi e successivamente a Gambarana.
Nel XIX secolo anche Cambiò, che era ancora Comune, subì una parziale distruzione da parte del Po, che costrinse a spostare l’abitato più a nord (la cascina Palazzo era in precedenza al limite nord dell’abitato, mentre ora si trova all’estremità meridionale). Il paese prese quindi il nome di Cambiò Nuovo, e nel 1867 il Comune fu soppresso e unito a Gambarana. In precedenza, la zona del comune di Cambiò che era con il tempo rimasta a sud del Po fu staccata e costituì il nuovo Comune di Alluvioni Cambiò, aggregato alla provincia di Alessandria.
Il castello sorge al centro del paese a forma di parallelepipedo e non presenta speciali caratteristiche architettoniche o decorative. Da segnalare una semitorre cilindrica nella parete settentrionale e due ingressi, su uno dei quali era visibile lo stemma dei conti di Gambarana.
Nei pressi del castello sorge una dimora signorile, probabilmente eretta nel XVII secolo.
La chiesa parrocchiale è dedicata ai santi Pietro e Biagio e risulta forse l’edificio sacro annesso allo scomparso monastero benedettino di san Pietro, che appare in un documento del 983. Nel 1237 i due luoghi di culto sono citati nel documento di scomunica del conte Enrico di Lomello da parte del vescovo di Pavia, che informava del fatto i sacerdoti e i religiosi della chiesa di Gambarana e delle parrocchie limitrofe. Nel 1460 la chiesa parrocchiale di san Pietro e quella di san Biagio furono unite in un’unica struttura, mentre tredici anni più tardi i beni parrocchiali vennero investiti al Capitolo della cattedrale di Pavia. La chiesa fu rialzata e rimaneggiata in stile barocco nel XVIII secolo, grazie all’interessamento delle famiglie Gambarana e De Curte, mentre il campanile fu abbellito nel 1832. Il coro accoglie una tela del XVII secolo raffigurante la Madonna con il Bambino stretta fra i santi Pietro e Biagio.
Altro edificio sacro è la chiesa di San Rocco, costruita nel XVI secolo per ringraziare il Signore della fine di una terribile pestilenza e al cui fianco si erge un crocifisso in legno, donato dai missionari che giungono periodicamente a Gambarana per predicare il vangelo. Ingrandita nel 1696 e, nei secoli successivi devastata dall’esercito francese, fu restaurata nell’agosto 1892: da allora, la popolazione celebra una festa, con una processione e uno spettacolo di fuochi artificiali, preceduta da un’asta pubblica, il cui ricavato verrà destinato all’organizzazione delle manifestazioni dell’anno seguente.

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