Targa dell'EcomuseoCastelli, abbazie, basiliche, palazzi nobiliari. E poi garzaie, fontanili, dossi, antiche strade di epoca romana. Con un comun denominatore: il riso. Tutto questo è l’Ecomuseo del paesaggio lomellino, articolato progetto di tutela, valorizzazione e promozione della Lomellina, territorio dal patrimonio culturale millenario che a ragione può essere definito la “mesopotamia lombarda” perché stretto fra i fiumi Po a sud, Sesia a ovest e Ticino a est, nella parte occidentale della provincia di Pavia.
Si tratta di un museo diffuso, costituito dalle emergenze naturali e dalle manifestazioni della cultura materiale e immateriale. L’Ecomuseo è il museo del tempo e dello spazio: è un museo del tempo, dove le conoscenze si estendono e si diramano attraverso il passato vissuto dalla comunità per giungere nel presente, con un’apertura sul futuro; è un museo dello spazio, ossia estensioni significative dove sostare, camminare e ammirare l’ambiente. L’Ecomuseo, che vuole presentare la memoria collettiva di una comunità e del territorio che la ospita delineando linee coerenti per lo sviluppo futuro, interviene sullo spazio di una comunità proponendo come “oggetti del museo” non solo i manufatti della vita quotidiana, ma anche i paesaggi, l’architettura, il saper fare, le testimonianze orali della tradizione.
È un mosaico che si compone di numerosi tasselli di varia natura che puntano a un unico obiettivo: recuperare e salvaguardare la tradizione, la cultura contadina e le potenzialità territoriali della pianura lomellina, al momento ancora poco considerata come risorsa turistico-culturale.
Pur rivolgendosi anche a un pubblico esterno, l’Ecomuseo ha come interlocutori principali gli abitanti della comunità che, anziché visitatori passivi, vogliono diventare fruitori attivi. Vale la pena riportare una delle definizioni più efficaci di ecomuseo, che fa riferimento alle differenze fra musei tradizionali ed ecomusei:

MUSEO
ECOMUSEO
   
Collezione Patrimonio
Immobile Territorio
Pubblico Popolazione

I Comuni, le associazioni e le società che hanno sottoscritto il “patto per la Lomellina” sono consapevoli che l’impegno è arduo, ma che, allo stesso tempo, la sfida dello sviluppo sostenibile e della valorizzazione di un territorio inimitabile è alla loro portata.
Specchio della realtà in cui si trova a operare l’Ecomuseo è il Centro di documentazione ricavato nelle sale di palazzo Strada, un edificio nobiliare d’inizio Ottocento situato a Ferrera Erbognone, in via Roma. Qui i Comuni e le associazioni hanno fatto pervenire libri storici, pubblicazioni a sfondo turistico e folcloristico, dvd promozionali, cartine geografiche, fotografie e altro materiale indispensabile per capire il territorio. Studiosi e appassionati di storia locale possono attingere gratuitamente a questo patrimonio librario per approfondire le loro conoscenze.

Terra d’acqua e di riso

La Lomellina, dal punto di vista geomorfologico, risale all’era Quaternaria. Il territorio, fertile e pianeggiante, è caratterizzato dai lunghi filari dei pioppi che delimitano le grandi estensioni dei campi e scandiscono il ritmo del tempo. Per diversi secoli questa campagna è stata coltivata principalmente a frumento, mais e foraggio, ma oggi è il regno del riso, tanto che la Lomellina e il Pavese, la zona a est di Pavia, fanno della provincia di Pavia la prima produttrice risicola italiana ed europea. Il riso è un prodotto che ha plasmato la Lomellina, in particolare, attraverso il lavoro di migliaia di mondariso, figure professionali scolpite nell’immaginario collettivo grazie a libri e pellicole cinematografiche indimenticabili.
In origine, l’area fu modellata da fiumane che depositarono sabbia e ciottoli formando dossi, conche e avvallamenti che, costellati di paludi e boschi, si conservarono fino al Medioevo. L’ambiente odierno è frutto di un lavoro che l’uomo ha intrapreso fino a rendere queste terre fra le più fertili del mondo. Nulla di questo tranquillo paesaggio è naturale: tutto è stato costruito, trasformato e organizzato dall’uomo con infinita e secolare pazienza.
Per natura questa terra di risorgive è stata per secoli un’impraticabile palude, ma le comunità dei monaci nel Medioevo, che bonificarono la zona introducendo le marcite, la colonizzazione feudale nel Duecento e le grandi riforme agricole introdotte dagli Sforza, che sperimentarono la coltivazione del riso, hanno fatto di questa zona un mosaico di ricchissimi campi di cereali. Al servizio di questa estensione di coltivazioni, a fianco dei tre fiumi naturali che delimitano la Lomellina, è stato organizzato un complesso sistema idrico di rogge e canali, che hanno dato vita alla costruzione dei mulini, e sono sorte le cascine “a corte chiusa”, tipici insediamenti rurali della Pianura Padana.

Cartina della Lomellina
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