Comune di Confienza

Confienza, piccolo centro eminentemente rurale della Lomellina, incuneato tra le province di Novara e Vercelli ma amministrativamente legato alla provincia di Pavia, affonda le proprie origini in un semplice pagus romano, un villaggio di campagna sorto in un territorio di passaggio...

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Confienza, piccolo centro eminentemente rurale della Lomellina, incuneato tra le province di Novara e Vercelli ma amministrativamente legato alla provincia di Pavia, affonda le proprie origini in un semplice pagus romano, un villaggio di campagna sorto in un territorio di passaggio. L’antica denominazione di Confluentia richiama la presenza di due corsi d’acqua e vive ancora oggi nello stemma comunale, dove due pesci intrecciati, con teste di drago, versano acqua in un fiume. Le tracce della romanità non sono solo nella toponomastica: durante la demolizione della vecchia chiesa di San Lorenzo emersero numerose monete, mentre nell’antico cascinale Kirie furono rinvenute tombe a tegolone, segni concreti di una presenza stabile e organizzata già in età imperiale.

Nel Medioevo Confienza divenne oggetto di attenzioni e contese da parte di poteri diversi, a cominciare dall’impero: nel 999 l’imperatore Ottone III la donò al vescovo di Vercelli, sottraendola ai signori locali che avevano parteggiato per Arduino d’Ivrea. Nei secoli successivi il borgo entrò nel gioco complesso delle investiture, dei feudi e delle giurisdizioni condivise: concessa in feudo ai signori di Robbio, richiamata nelle bolle papali come pieve già nel 1186, divisa tra l’influenza di Vercelli e quella di Pavia, fu al centro di ripetuti accordi, atti di sottomissione, cessioni e vendite che coinvolsero comuni, vescovi e casate nobiliari. A questo intreccio di poteri corrispondeva un territorio da difendere e fortificare: Confienza, con il suo castello e i suoi fossati, venne più volte inserita nei sistemi difensivi che, tra XIII e XIV secolo, strutturavano la linea di frontiera tra i due mondi comunali. Nel corso dell’età moderna passò attraverso dominazioni e signorie – dai marchesi del Monferrato agli Sforza, dai Trivulzio al lungo periodo spagnolo – conoscendo episodi di devozione e di mecenatismo, come la fondazione del monastero voluto da Gio. Batta Cappella, e momenti drammatici, come la peste che nel Seicento colpì duramente la comunità.

L’Ottocento riportò Confienza al centro della grande storia. Nel contesto della Seconda guerra d’indipendenza fu teatro di movimenti di truppe e scontri ricordati nella relazione del generale Manfredo Fanti: qui le divisioni piemontesi manovrarono tra Sesia e campi coltivati, avanzando verso Vinzaglio e Palestro, incalzando il nemico e utilizzando il paese come punto di raccolta e di osservazione strategica. In quelle giornate di fine maggio 1859, tra il rombo dei cannoni e le marce dei bersaglieri, i campi di Confienza divennero parte integrante del fronte che avrebbe aperto la strada all’unità nazionale. Oggi il paese conserva un profilo profondamente agricolo, un paesaggio di rogge, cascine e risaie che racconta, più delle carte d’archivio, la continuità di una vocazione rurale antica quanto il suo nome: un territorio di confine, attraversato nei secoli da eserciti, mercanti e pellegrini, ma capace di mantenere una propria, tenace identità lomellina.