Una barriera naturale a base di un estratto vegetale di crisantemo difenderà Alessandria dalle zanzare migratorie delle risaie della Lomellina. Dopo la felice esperienza dell’anno scorso, in questi giorni ripartirà il programma regionale coordinato dall’Istituto per le piante da legno e l’ambiente (Ipla), società partecipata dalla Regione Piemonte, e dal Comune di Alessandria, finanziato con una cifra complessiva di 110mila euro e incentrato su quindici trattamenti fino al termine di agosto.
I trattamenti eseguiti da un’automobile in movimento lungo un arco complessivo di 27 chilometri scatteranno da dieci minuti prima a 50 minuti dopo il tramonto calare del sole, la finestra temporale corrispondente allo spostamento delle zanzare: si va da Betania e Valmadonna, lungo la statale 494 da Valenza ad Alessandria, fino a Pietra Marazzi, Montecastello, Rivarone, Lobbi, Castelceriolo e Alluvioni Piovera, a est della città. Tutte zone difese da un estratto vegetale del crisantemo, prodotto registrato al ministero della Salute e privo di sostanze chimiche che funge da repellente. Il programma regionale è collegato a un piano straor
dinario sviluppato con l’entomologo Asghar Talbalaghi, Amag Reti idriche e la società Controllo infestazioni ambientali.
Secondo lo stesso entomologo, già dopo gli interventi del 2025 il calo delle zanzare si è attestato tra il 50 e il 60%. In particolare, è stato riscontrato un crollo della zanzara comune, Culex pipiens, dal 2024 al 2025: da 215 esemplari a 15, oltre il 90% in meno. La zanzara Caspius, per esempio, spesso presente nella zona di Valle San Bartolomeo è calata del 60%: rispetto a nove anni fa, inoltre, la zanzara tigre si è rimpicciolita del 12%.
«L’impegno profuso dal Comune di Alessandria – sottolinea l’assessore all’Ambiente Daniele Coloris – dimostra come le azioni preventive svolte in inverno e primavera continuino a produrre risultati positivi: perciò invitiamo i cittadini a contribuire alla prevenzione nelle aree private e nei cortili delle abitazioni. Fondamentale è stato il lavoro della squadra di Talbalaghi e la collaborazione con Ipla e con gli altri Comuni. Se oggi la cittadinanza ha la percezione che ci siano meno zanzare, non è un caso: è il risultato di un lavoro costante, programmato e basato su solide evidenze scientifiche».
Oltre alla barriera, l’anno scorso il progetto ha affiancato ai tradizionali trattamenti una serie di attività innovative di ricerca, monitoraggio e sperimentazione. Gli interventi hanno interessato tutte le fasi del ciclo biologico delle zanzare con trattamenti invernali contro gli esemplari svernanti, monitoraggi della rete fognaria attraverso trappole, sonde ambientali e microtelecamere, e trattamenti larvicidi. Tra le innovazioni figura anche la sperimentazione dei “TombiniNet”, reti applicate ai tombini per limitare la proliferazione degli insetti nelle aree private. Secondo il Comune, i monitoraggi hanno confermato l’efficacia del piano: gli interventi invernali hanno ridotto la presenza delle femmine svernanti di Culex pipiens, principale vettore del virus West Nile, ritardando la comparsa delle prime generazioni stagionali. I trattamenti barriera, inoltre, continuano a proteggere soprattutto Valmadonna e la Val San Bartolomeo, aree più esposte all’arrivo delle zanzare migratorie.
«Il contributo dei cittadini resta fondamentale – conclude l’assessore – Gran parte dei focolai larvali si sviluppa nelle proprietà private, per cui si raccomanda di eliminare i ristagni d’acqua, svuotare regolarmente sottovasi e contenitori, coprire con reti le riserve d’acqua, pulire le grondaie e, quando necessario, utilizzare prodotti antilarvali».