Comune di Albonese

Via Negrone Manara, 21
Telefono: 0384.52012
Cellulare: 331.2176048
Posta elett: info@comune.albonese.pv.it
Peccomune.albonese@legalmail.it

STORIA

Il nome di Albonese proviene dal torrente Albogna che lo attraversa: Alboneae meminibus qui rivus ab aqua pluvia…nomen certe inde sumit et vicus ab eadem parte habet cognomen.

Il nome Albonese appare già sotto l’imperatore Traiano (103 d.C.) nella “tavola alimentaria” bronzea, rinvenuta nel 1747 nel Piacentino, in cui sono riportati i nomi dei proprietari delle possessioni che dovevano garantire un reddito finanziario sufficiente al mantenimento dei fanciulli. A conferma ci sono i reperti romani rinvenuti a sponda sinistra del torrente Albogna nei pressi della chiesa parrocchiale e nelle vicinanze della chiesetta campestre di San Paolo. Il nome comparirà ancora in documenti del 967 e del 1074.

Il paese compare nei diplomi imperiali di F. Barbarossa del 1161 e del 1191. Nel 1313 il “robusto castello di Albonese” fu affidato a Guidetto Langosco, ma nel 1314 Matteo Visconti, dopo aver tentato invano di occupare i castelli di Robbio e di Nicorvo, assediò quello di Albonese che dopo tre giorni si arrese. Nel 1407 fu distrutto da Facino Cane.

Dopo la sconfitta di Pavia, i Conti Palatini si rifugiarono nella loro rocca di Lomello e, in seguito, presero il nome dalle località in cui andarono ad abitare: Langosco, Ceretto, Mede, Albonese, Nicorvo e altri.
Le vicissitudini della famiglia dei conti di Albonese seguirono gli alti e bassi politici delle alleanze delle città sulle quali governavano o amministravano la giustizia e arrivarono a essere definitivamente estromessi dai feudi che possedevano.

Passato il periodo più burrascoso delle guerre, il ducato di Milano volle mettere ordine e anche gli antichi conti vollero rientrare in possesso del loro feudo: nel 1500 avanzarono le loro richieste alla Camera ducale di Milano, che riconobbe i loro diritti.

In epoca napoleonica Albonese venne a far parte del Dipartimento dell’Agogna e dal 1809 al 1814. si trovò unito con Nicorvo a Borgolavezzaro. Nel 1814, dopo la caduta di Napoleone, ritornò al Regno di Sardegna e alla Provincia di Lomellina con capoluogo Mortara.