Comune di Sant’Angelo Lomellina

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Chiesetta di S. Rocco - Sant'Angelo

Via Roma 35
Telefono 0384 55012
Fax 0384 55313
Sito Internet: www.comune.santangelolomellina.pv.it
Posta elettronica: municipio@comune.santangelolomellina.pv.it

CENNI STORICI

Le prime notizie documentate sul paese sono antecedenti all’anno Mille, quando Sant’Angelo era «una roccaforte con muraglie grossissime di calce viva e sassi con colli di varie dimensioni a schiena di pesce». Si chiamava allora Castel Santangelo ed era posto a difesa dei vicini monasteri benedettini. Quasi certamente esisteva già in epoca romana, anche se mancano documenti in merito: nel corso degli anni, infatti, sono stati ritrovati numerosi cimeli e monete nei pressi della chiesa parrocchiale.
All’interno della roccaforte protetta da fossati con due porte a ponte levatoio, in epoca longobarda furono costruiti un fonte battesimale (attuale chiesa di San Giovanni) e la chiesa dedicata a san Michele (patrono dei Longobardi).
San Fortunato, filosofo e vescovo vissuto nel VI secolo, presumibilmente morto in Francia nel 580, fu, secondo Francesco Pezza, nativo del nostro paese. I suoi conterranei trattarono con i Francesi la restituzione del corpo, che prima fu portato nell’abbazia di San Pietro, a Ceretto, poi a Sant’Angelo: antichi documenti attestano che lì stava nel 946. Nel Catalogo Rodobaldino del Corpi dei Santi si legge che nel 1236 il santo era sepolto nel nostro Comune, nella collegiata di San Michele, e del suo corpo vi si trovava ancora traccia fino al XIV secolo. Nelle visite pastorali dal 1460 in poi non se ne fa più menzione. La leggenda vuole che sia ancora nascosto sotto la chiesa e per molto tempo a tanti santangelesi fu imposto il nome di Fortunato.
Nel secolo XI in paese erano numerosi i terreni di proprietà dei monaci mortariensi della Prepositura di Santa Croce di Mortara; fuori dall’abitato passava la Via Romea con i suoi pellegrini. Fino a qualche anno fa si poteva ancora vedere l’antico acciottolato presso il campo detto “delle campane” che, purtroppo, è stato poi interrato e coltivato).
Verso il 1100 il paese fu coinvolto, come altri della zona, nelle sanguinose lotte tra pavesi e milanesi e ciò portò a un periodo di decadimento: lo troviamo comunque citato nell’elenco delle terre del contado di Pavia col nome di “S. Angelus in contea Lumellina”. Dopo la seconda metà del Duecento Sant’Angelo perse la sua importanza strategica ed ecclesiastica e seguì le vicende dei paesi limitrofi. Nel 1355 l’imperatore Carlo IV conferì alla famiglia Beccaria il feudo di Sant’Angelo, che passò poi sotto gli Sforza: questi, a loro volta, lo concedettero ai Gallarati Scotti. Il primo conte, Pietro Gallarati, consigliere degli Sforza, fu investito del titolo a Cozzo nel 1465: questo casato era talmente importante che nell’autunno del 1499 Pietro Gallarati ospitò nel suo castello di Cozzo il re di Francia, Luigi XII. All’interno della chiesa di San Rocco era possibile vedere, prima dei ripetuti furti, due bellissimi banchi con schienale intagliato e scolpito con lo stemma dei feudatari.
Nel secolo XVII il paese era ancora cinto da mura e per entrarvi si passava dalla Porta Pavese situata in via Maestra (attuale via Roma); a quel tempo, all’interno delle mura vi erano circa cento costruzioni. Dinanzi alle mura scorreva il colatore che raccoglieva l’acqua piovana e la convogliava nella Roggia Vercellina (per tutti i santangelesi la “Sanatura”). Al termine della dominazione spagnola, il 7 settembre 1706, il generale Fontana fu incaricato di censire i Comuni lomellini che ormai facevano parte del Ducato di Savoia: Sant’Angelo contava allora 400 anime. Dopo la breve parentesi napoleonica, seguì le vicende risorgimentali sotto la regia casa piemontese.
Da allora è rimasto un paese tranquillo e prettamente agricolo, con popolazione tra gli 800 e i 1.000 abitanti.

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