La famiglia Bonacossa e le filande della Lomellina

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Bella conferenza di Antonella Moroni Trevisan sulla famiglia Bonacossa, con foto inedite, voluta dal Museo dell’Industria e dell’Imprenditoria di Vigevano. Il video all’indirizzo https://youtu.be/JusgcvCttG.

 

I Bonacossa sono stati i protagonisti della rivoluzione industriale della Lomellina. La famiglia di imprenditori della seta originari di Dorno ha costruito e gestito decine di filande in Lomellina e in tutto il Nord Italia a cavallo di Otto e Novecento dando lavoro a decine di migliaia di uomini, donne e fanciulli. Un’autentica dinastia di imprenditori, filantropi e sportivi, rievocata a Vigevano, nel ridotto del teatro Cagnoni, dalla scrittrice Antonella Moroni Trevisan, dal giornalista Sergio Calabrese e dal direttore dell’Archivio storico Pier Luigi Muggiati. «Stavo eseguendo – spiega Moroni Trevisan – le ricerche per un mio romanzo, “Destini imperfetti”, quando mi sono imbattuta più volte in questa famiglia legata a Vigevano dalle loro filande, dal glorioso cascamificio, dall’ospedale del Santissimo Sacramento e anche dallo sport. Così ho suggerito di presentare alla città questa dinastia completa sotto tanti aspetti e legata da un filo di seta».

Tutto ebbe inizio a Dorno con il capostipite Vincenzo (1810-1892), che seppe sfruttare l’allevamento del baco da seta (bigàt), molto diffuso nella Lomellina agricola di metà Ottocento. Il bruco veniva alimentato con germogli teneri di foglie di gelso (muròn) e, in quattro giorni, finiva la tessitura del bozzolo: poi, il baco si arrampicava sul “bosco”, un’impalcatura fatta di ramoscelli, e dalla bocca lasciava uscire un liquido che, a contatto con l’aria, solidificava in un filamento chiamato bava, cioè la seta. Quindi tutto passava alla filanda. I setifici costituirono il cuore del primo processo di industrializzazione della Lomellina: aziende artigianali, laboratori e ditte manifatturiere lavoravano già la seta dalla seconda metà del Settecento e il cotone dalla prima metà dell’Ottocento. Attorno al 1870 numerose filande nella zona furono assorbite dai Bonacossa, che daranno lavoro a migliaia di operai fino al terzo decennio del Novecento, quando la seta sarà soppiantata dalle prime fibre artificiali.

Vincenzo era affiancato dai figli Luigi, Pietro, Giuseppe (1841-1908) e Cesare (1850-1919), che da Dorno si trasferirono a Vigevano, base di partenza del loro impero. L’Inchiesta agraria del 1882 rivela che l’industria vigevanese di Pietro Bonacossa occupava 530 operaie, 45 uomini e 80 bambini, con una forza motrice di 10 cavalli, la più alta della provincia. Nemmeno il grande incendio che nel 1877 ridusse in cenere la filanda Bonacossa, immortalato nel quadro di Giovanni Battista Garberini, mise in ginocchio la dinastia. A Dorno, in via Cairoli, l’opificio di Luigi Bonacossa dava lavoro a 54 donne e a 26 bambini, mentre un secondo stabilimento, chiuso nel 1930, occupava 80 donne per circa 150 giorni l’anno. La svolta avvenne negli ultimi vent’anni dell’Ottocento: l’avvento del protezionismo e la sconfitta della malattia del baco catapultarono le industrie lomelline verso i mercati europei e internazionali e si perfezionarono la trattura e la torcitura. Nel 1898 a Vigevano fu avviato lo stabilimento della Cascami Seta, dove si lavoravano i cascami della seta, cioè i sottoprodotti dell’allevamento dei bachi, della trattura e della torcitura. L’importanza della famiglia travalicò ben presto i confini dell’imprenditoria per toccare quelli politici, filantropici e sportivi.

A Cesare, quarto figlio di Vincenzo e deputato al Parlamento, nel 1913 fu concesso il titolo di conte, che trasmetterà al primo figlio maschio Alberto(1883-1953), il primo ad appassionarsi al mondo sportivo. Fu fondatore e presidente della Federazione Italiana sport del ghiaccio, presidente del Moto club d’Italia dal 1914 al 1931 e, nel 1920, tra i fondatori e primo presidente della Federazione italiana sci. Nel 1929 diventò proprietario della Gazzetta dello Sport, testata ancora oggi della famiglia.

Suo figlio Cesare (1914-1987) fu un orientalista di fama mondiale, studioso di lingue e civiltà dell’Estremo oriente: a lui è dedicato il Centro studi di lingue orientali dell’Università di Pavia.

Aldo (1885-1975), fratello di Alberto, fu bravo scalatore con molte imprese in Val d’Ossola, pioniere dello sci-alpinismo e buon arrampicatore. Ebbe come compagni di cordata, fra gli altri, re Alberto del Belgio e fu l’unico italiano a essere socio onorario dell’Alpine Club inglese. Appassionata di scalate fu anche la moglie Ester, nata Della Valle di Casanova.

Numerose le opere benefiche lasciate dai Bonacossa alla comunità di Dorno: nel 1867 l’asilo infantile per provvedere all’educazione intellettuale e morale dei fanciulli dai tre ai sei anni, la casa di riposo per anziani e l’annessa cappella dedicata al Sacro Cuore lungo il viale del cimitero e i sussidi alle famiglie dei soldati impegnati nella guerra di Libia.

Umberto De Agostino

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