Lomellina ipogea – Cunicoli e passaggi segreti fra castelli, abbazie e cascine

con Nessun commento

Il progetto ha come titolo La Lomellina ipogea. Cunicoli e passaggi segreti fra castelli, abbazie e cascine e s’inserisce nella categoria dei progetti ammissibili denominata Progetti di studio, sulle trasformazioni sociali, economiche, culturali e ambientali della comunità locale e del territorio finalizzate alla formulazione di proposte di sviluppo sostenibile e condiviso del territorio.

Parlare di Lomellina evoca all’istante immagini di quella pianura compresa tra i fiumi Po, Ticino e Sesia ove le risaie si susseguono a perdita d’occhio. La Lomellina, nella conoscenza comune, è una terra che si lascia abbracciare facilmente dallo sguardo di chi la percorra. Le sue campagne si susseguono monotone, bagnate dall’acqua di numerosi canali, rogge, fiumi; punteggiate da cascinali, antiche chiese campestri, affascinanti borghi e quel che resta dei castelli che, fittissimi, furono costruiti a guardia di un territorio morfologicamente privo di difese naturali.

Al dì là di questa descrizione semplice e lineare c’è una realtà più articolata, anzitutto per le complesse ragioni storiche che portarono alla formazione della Lomellina; in secondo luogo perché dietro un’apparente uniformità si celano molteplici e variegate tradizioni e peculiarità locali.

Sotto la superficie c’è dell’altro. È proprio il caso di dirlo.

È quest’altro volto che il nostro progetto vuole mettere in luce andando a indagare le tante voci e testimonianze relative a una Lomellina sotterranea. In quest’area della provincia di Pavia pare, infatti, che ogni castello e pieve possiedano una leggenda di cunicoli sotterranei.

Tra i più noti il lungo camminamento segreto che nel Medioevo avrebbe unito il castello di Zeme con la cascina Marza, situata a circa quattro chilometri a sud-est del paese, per proseguire quindi verso il castello di Sant’Alessandro. Similmente si racconta che il castello di Alagna Lomellina fosse collegato in antico al cenobio vallombrosano che sorgeva nei pressi dell’attuale cascina Guazza. Anche tra un altro centro di spiritualità tra i più importanti del territorio, ovvero l’abbazia di San Pietro di Breme, e il castello di Sartirana si sarebbe snodato un lungo sotterraneo. Si parla di collegamenti ipogei pure tra Mede, Frascarolo, l’abbazia di Acqualunga e Pieve del Cairo. A Robbio si narra che la chiesa di San Valeriano custodisse l’accesso a una galleria che conduceva al castello del paese. Notizie diffuse a Rosasco darebbero testimonianza di un passaggio nel sottosuolo tra la parrocchia di San Valentino e una casa posta ai confini del centro abitato. Gli anziani di Palestro raccontano che l’antico maniero era collegato da un cunicolo al vicino castello di Vinzaglio, oggi in provincia di Novara, mentre si dice che alla cascina Gattinera, nei pressi di Ferrera Erbognone, la chiesetta campestre di santa Maria Maddalena fosse in relazione sotterranea con i terreni al di là del torrente Agogna.

Alcune tracce di queste tradizioni si trovano in letteratura (Mario Merlo, Castelli, caseforti, torri della provincia di Pavia, Pavia, 1971), ma è soprattutto nella memoria e nella fantasia popolare che queste leggende vivono. Pertanto, il nostro intento è eseguire una mappatura della Lomellina ipogea a partire dalle testimonianze orali.

Per la prima volta la Lomellina avrà l’opportunità di far emergere (è proprio il caso di dire) un patrimonio secolare che si articola fra la storia, l’architettura, il paesaggio e l’ambiente: un patrimonio mai studiato prima in modo organico e meticoloso, grazie soprattutto al prezioso supporto del Dipartimento di Scienze storiche e geografiche dell’Università degli Studi di Pavia, rappresentato dalla professoressa Renata Crotti. Il progetto prevede, poi, l’utilizzo di figure professionali tecnico-scientifiche coinvolte sia nella fase di ricerca e di studio, sia in quella di stesura del materiale raccolto sulla “Lomellina ipogea”. Inoltre, l’Amministrazione provinciale di Pavia ha ritenuto di patrocinare la giornata conclusiva di presentazione, in programma a ottobre 2010. 

Il progetto avrebbe il vantaggio di valorizzare e accompagnare la memoria storica, la vita locale, la cultura materiale e immateriale e quella del paesaggio, le relazioni fra ambiente naturale e ambiente antropizzato, le tradizioni, nel pieno rispetto dell’identità e della missione dell’Ecomuseo.

Il risultato della ricerca sul campo garantirà la promozione al pubblico godimento di beni materiali e immateriali non fruibili in precedenza: la rete di cunicoli e di gallerie costruiti nei secoli passati, a cominciare dalla diffusione degli ordini monastici in Lomellina (X-XI secolo), sarebbe visitata dagli alunni scuole dell’obbligo, dai gruppi organizzati e dagli amanti della storia e dell’architettura, nell’ottica della partecipazione della popolazione e della conservazione e valorizzazione dei beni culturali, materiali e immateriali, rappresentativi dell’ambiente lomellino (architettura civile e religiosa, arte, testimonianze archeologiche, cultura materiale ed etnografia, paesaggio antropizzato). Uno degli obiettivi del progetto ecomuseale, infatti, è la promozione del coinvolgimento della popolazione a tutti i livelli, nella prospettiva di una cultura consapevole del territorio.

Lo strumento promozionale principale sarà costituito dalla mappa “Lomellina ipogea” in distribuzione al pubblico, mentre nel centro di documentazione dell’Ecomuseo le schede redatte saranno a disposizione di studiosi e appassionati.

La ricerca scientifica sfocerà in una giornata di comunicazione e diffusione della conoscenza del patrimonio materiale, immateriale e paesaggistico scoperto, denominata “Sapori segreti”. Nella suggestiva cornice del castello di Valeggio, il cui blocco originario risale all’VIII secolo, si terrà un appuntamento articolato, della durata di un giorno: in una conferenza stampa, aperta al pubblico, saranno presentati i risultati dello studio relativo ai cunicoli e ai passaggi segreti.

A seguire, il pubblico avrà l’opportunità di assaggiare “pietanze” della tradizione medievale incentrate sulle ricette originali raccolte dall’agronomo Luca Sormani. Anche in questo caso, la ricetta è solamente il punto di arrivo di un percorso scientifico che comprenderà lo studio delle produzioni agricole lomelline, il tipo di alimentazione e il tipo di consumatore fra Medioevo e Rinascimento. Sormani attingerà anche ai libri di cucina scritti fra il X e il XV secolo.

Inoltre, il castello rivivrà un’atmosfera tipica dell’età di mezzo grazie ai figuranti dell’associazione “Laumellum” di Lomello, vestiti in abiti d’epoca, alla mostra “Lomellina. Il gusto di una storia”, allestita dal Club di Papillon, e alla musica dell’ensemble “Il Demetrio” specializzato in melodie medievali e rinascimentali.

Ma non è tutto, perché in una fase successiva il progetto darà modo di organizzare visite d’istruzione, escursioni e ogni altra iniziativa finalizzata ad approfondire e incentivare processi di conoscenza e valorizzazione.

Nelle varie fasi del progetto è previsto un partenariato con vari soggetti che operano sul territorio: Università degli Studi di Pavia, società cooperativa “Progetti” di Pavia, studio agroforestale Terra viva, Club di Papillon, associazioni di volontariato, Pro loco, centri culturali per la riscoperta del Medioevo (“Laumellum”).

Inoltre, il progetto sarà sponsorizzato da Enipower, società del gruppo Eni che in Lomellina (a Ferrera Erbognone) gestisce un’importante centrale elettrica a ciclo combinato.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on TumblrPin on Pinterest

Lascia una risposta